Nuovi attacchi hacker in italia: Skybackbone Engenio spiega come contrastare gli attacchi informatici
Lo scorso fine settimana, in particolare ieri domenica 12 gennaio, l’Italia si è ritrovata nuovamente sotto assedio a causa di una serie di attacchi informatici. Il gruppo di hacker filorusso Noname057 ha sferrato un’offensiva su larga scala, prendendo di mira i siti di istituzioni e realtà strategiche, tra cui banche come Intesa, MPS e Iccrea, oltre ai porti di Taranto e Trieste. A traino, il gruppo filopalestinese Alixsec ha condotto azioni simili contro aziende come Olidata, Skillbill e Zucchetti Design.
Per fronteggiare l’emergenza, l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) si è mobilitata tempestivamente, lavorando a stretto contatto con i soggetti colpiti per ripristinare le funzionalità compromesse. Gli attacchi, di tipo DDoS (Distributed Denial of Service), hanno causato interruzioni temporanee dei servizi e malfunzionamenti, confermando di essere al 2° posto in Italia come tipologia di attacco preferita da parte degli hacker. Queste azioni mirano infatti a paralizzare l’operatività dei servizi esposti dall’organizzazione o istituzione presa di mira, rendendo i servizi online indisponibili sovraccaricandoli di traffico “lecito” proveniente da molteplici fonti. Questo tipo di attacco sfrutta reti di computer infetti, chiamate botnet, per inviare un’enorme quantità di richieste ai server bersaglio, causando un sovraccarico delle risorse ed una conseguente interruzione dei servizi erogati.
La situazione resta delicata, soprattutto dopo il ritorno all’attività del collettivo Noname057, già noto per le precedenti azioni contro il nostro Paese. Dopo una pausa di due settimane (l’ultimo attacco risaliva allo scorso 28 dicembre), il gruppo ha rilanciato un duro avvertimento alle autorità italiane: “L’Italia dovrebbe iniziare ad aiutare se stessa e, prima di tutto, la sua sicurezza informatica”. Azioni che evidenziano ancora una volta la fragilità delle nostre aziende, delle infrastrutture critiche e governative italiane e un richiamo che rende quanto mai urgente mantenere alta la guardia e investire concretamente in un’efficace strategia di difesa cibernetica.
Ma sarebbe stato possibile mitigare questo tipo di attacco? Sì… esistono diverse soluzioni tecniche che, se adottate, vengono in soccorso in queste circostanze, ma l’aiuto più efficace in caso di attacco DDoS lo può dare il provider di servizi. Ad oggi, molti internet provider offrono soluzioni di mitigazione DDoS che possono rilevare e bloccare il traffico malevolo prima che raggiunga i server.
Skybackbone Engenio protegge i propri ambienti cloud con sistemi di protezione anti DDoS interni e a livello di Cloud provider.
Come funziona?
In uno stato considerato normale, misuriamo il livello di traffico di rete che raggiunge i servizi (ad esempio banda passante di rete in bps, pacchetti per secondo, richieste al secondo e carico dell’infrastruttura) in modo da stabilire un riferimento chiaro del carico di rete ordinario verso i siti Web e i servizi esposti su internet.
Quando viene lanciato un attacco DDoS da una botnet, il primo posto in cui può essere rilevato è un Point of Presence (PoP) del cloud provider, dove quest’ultimo si interconnette con i router di altri operatori per accedere a Internet. Da qui, il traffico generato dall’attacco entra nella rete di backbone del provider e grazie all’elevata capacità della banda passante, non provoca la saturazione di nessun collegamento.
In seguito, il cyberattacco raggiunge i server, che cominciano ad elaborare le richieste. I segnali di possibili attività insolite vengono evidenziati dai nostri sistemi di monitoring e possono includere un elevato utilizzo delle risorse da parte dei server e basse prestazioni di rete, dovute all’amplificazione del traffico Internet e al degrado del servizio. Parallelamente, l’analisi del traffico da parte dell’infrastruttura anti-DDoS rileva l’attacco, attivando il processo di mitigazione. Se parte dell’infrastruttura è esterna al nostro cloud, per sedare l’attacco utilizziamo strumenti/servizi di terze parti.
Una volta rilevato un attacco, i sistemi anti DDoS si attivano in pochi secondi. Il traffico anomalo in entrata sui server viene dirottato altrove e l’attacco bloccato, mentre il traffico legittimo continua a passare e raggiunge i server. Questo processo è completamente governato dal cloud provider che è il solo ad avere la capienza per poter gestire volumi spropositati di traffico prima che possano saturare i server.
In conclusione, il quadro attuale mostra con chiarezza quanto sia cruciale adottare soluzioni efficaci per contrastare gli attacchi DDoS. L’elevato rischio di interruzioni e danni reputazionali, unito all’urgenza di proteggere dati e servizi critici, impone a organizzazioni pubbliche e private di affidarsi a partner specializzati e tecnologie di mitigazione adeguate.
Investire in infrastrutture di sicurezza cibernetica, sviluppare piani di emergenza e formare il personale rappresentano i pilastri di una strategia di difesa solida e lungimirante. Solo così sarà possibile mantenere alta la guardia, rafforzare la resilienza delle nostre aziende e, soprattutto, proteggere le istituzioni da minacce informatiche sempre più frequenti e sofisticate.